La Belle époque di Toulouse Lautrec

A Palazzo Chiablese a Torino è arrivata la retrospettiva di Toulouse Lautrec (dal 20 ottobre 2016 al 5 marzo 2017), artista anticonformista e aperto alla vita che io personalmente conoscevo poco. Mi ricordavo l’immagine de Le Chat Noir (locale parigino di cabaret) che si vede di solito associata a lui e in giro tra i souvenirs parigini, ma per il resto poca conoscenza dell’artista e della sua vita all’insegna del divertimento e dell’ottimismo. Uno degli artisti più influenti dell’arte francese di fine Ottocento.

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La mostra di ieri è stata interessante soprattutto perchè raccontava molto bene il personaggio e le sue collaborazioni artistiche più che per le opere esposte, di cui buona parte erano schizzi e bozzetti a matita.

Ma chi era costui...

Era un nobile, un conte, che avrebbe potuto condurre una vita molto agiata nell’ozio e nei fasti ma a causa della sua malattia alle ossa aveva l’aspetto simile a un nano con malformazioni alla gambe e quindi, essendo costretto a letto per lunghi periodi, inizia a dedicarsi alla pittura, mostrando un naturale talento.

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Grazie anche alle sue origini, studia in Accademia ed entra in contatto con artisti molto influenti come Van Gogh e Greniere. I suoi studi si concentrano sugli ambienti di Montmartre e sulle classi parigine meno abbienti, su personaggi reali.

Per Lautrec l’unico interesse è per la figura, il paesaggio, la natura morta, gli interni non lo interessano realmente.

« Non esiste che la figura, il paesaggio è nulla, non dovrebbe che essere un accessorio. Il paesaggio dovrebbe essere usato solo per rendere più intelligibile il carattere della figura

Lautrec comincia a sperimentare una nuova tecnica. Fissa un foglio di carta per ricalco su un disegno a carboncino e dipinge utilizzando l’immagine in trasparenza. In questo modo può dissociare il disegno dal colore utilizzando solamente colore per il disegno.

La sua pittura inizialmente è vicina ad alcuni impressionisti come Gauguin ma poi diventa più semplice e con predominanza di blu e verdi, sempre incentrata sulla figura umana.

Ritrae soprattutto artisti, cantanti e ballerine dei locali di Montmartre, siano essi bordelli che teatri e cabaret, personaggi veri, catturati nella loro reale espressività. Tra le sue muse vengono citate Yvette Gilberte e Jane Avril, due ballerine di cancan entrambe celebri e rivali. La prima si contraddistingue soprattutto per i lunghi guanti neri che sempre indossa.

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Famosi sono anche i suoi manifesti pubblicitari  di locali parigini (Divan Japonais, Moulin Rouge), che nel tempo hanno reso celebre la loro immagine. La tecnica utilizzata è la litografia, grazie alla quale riesce ad imprimere le immagini in modo molto nitido.

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Illustra anche delle riviste come «La revue blanche» e «L’estampe originale». La moglie del direttore de La revue Blache gli commissiona la realizzazione di tutta la linea creativa di cartoncini, menu, inviti, per una festa esclusiva. Collabora inoltre a lungo con la rivista satirica «Le Rire».

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Nonostante il suo aspetto fisico, Lautrec si gode la vita nella Parigi di fine Ottocento, tra donne e locali, vivendo una vita intensa e all’insegna dell’ottimismo.

La sua vita dissoluta è però costellata anche di alcool che lo porterà, insieme alla sifilide, alla morte in giovane età, a soli 37 anni.

Insomma un artista innovatore, fautore di un’arte eccentrica, anticonformista e provocatoria – tra le più innovative tra Ottocento e Novecento.

Un animo tormentato pervaso da uno spirito ottimista e dalla consapevolezza della bellezza della vita. Una bellezza semplice, ma spregiudicata e dissoluta, vera.

Tra le opere esposte, quelle che mi sono piaciute di più sono la litografia a colori di Jane Avril, l’illustrazione della Revue Blanche con la moglie del titolare che pattina e la litografia di Divan Japonais.

Una bella scoperta, val la pena farci un salto!

ciao Ninu

 

 

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