India del Nord – seconda parte la condizione della donna e il matrimonio

donne per strada
donne al lavoro a Khajuraho

Un altro aspetto controverso è il ruolo della donna nella società indiana. Secondo il Codice di Manu la donna è a tutti gli effetti un “bene mobile” (chattel) non è padrona di sè stessa ma durante l’infanzia appartiene al padre, nell’adolescenza al marito e in caso di morte del marito la proprietà passa al parente maschio più prossimo del marito.

Fino a pochi anni fa le donne non potevano leggere testi sacri nè partecipare a riti religiosi. Le donne vedove vengono spesso abbandonate e costrette a una vita di elemosine. La vedova, oltre a vestirsi di bianco, deve radersi la testa perchè ogni suo capello manda una reincarnazione al marito;  non può, inoltre,  più indossare la polvere rossa che si mette in testa, nè gioielli.

Nei casi più estremi le vedove praticano la Sati, cioè si suicidano per immolarsi al marito sulla pira funeraria; questa pratica era in auge e riconosciuta e glorificata fino al 1800 quando gli inglesi la proibirono se pur con scarsi risultati. Oggi nelle aree rurali ci sono ancora episodi di Sati mascherati come sciagure sospette.

Le figlie femmine sono considerate un peso per la famiglia, così sono ancora frequenti episodi di omicidi di neonate o abbandoni nonostante la legge abbia reso illegale il test per conoscere il sesso del nascituro. Generalmente vengono soffocate con il riso o con l’oleandro misto a latte. L’importante è che vengano uccise con il nutrimento e quindi è il fato che determina la loro morte (giustificazione karmica). Le figlie vanno mantenute, non portano guadagno e bisogna provvedere alla loro dote. In generale quando non vengono ammazzate vengono comunque malnutrite e meno istruite dei figli maschi.

bimbe alla fontana
bimbe alla fontana a Khajuraho

Statisticamente sono più le famiglie ricche e agiate a commettere infanticidi perchè possono conoscere il sesso rivolgendosi a cliniche private.

Un famoso proverbio indiano recita “avere una figlia è come innaffiare il giardino del vicino”.

Ma veniamo ai precetti indiani brahamanici sul matrimonio:

  • è obbligatorio che una donna si sposi perchè l’unico stato religioso riconosciuto è quello di moglie, per garantirsi la salvezza eterna e fare figli maschi.
  • La donna deve essere sposata in giovane età
  • la donna deve essere vergine

L’età da matrimonio è 18 anni per lei e 21 per lui ma quasi il 50% delle donne viene spostata prima dei 18 anni soprattutto nelle aree rurali dove si assiste a matrimoni con vere e proprie bambine.

Nella maggior parte dei casi i matrimoni sono ancora combinati dai genitori, dati determinati requisiti economici e sociali. A volte alla donna è concesso scegliere tra una rosa di candidati.

In genere un matrimonio indiano dura 3 giorni e le spese sono a carico della famiglia della sposa. Le famiglie di aspiranti sposi mettono annunci dettagliati sulle caratteristiche socio economiche del proprio figlio. Il matrimonio è l’evento più importante in India e sancisce un’unione di due famiglie (anche in termini di ricchezze), dunque non ci si deve stupire se ci sono posizioni più ambite di altre come futuri mariti ingegneri o ancora meglio funzionari.

Infine, altro aspetto importante è l’oroscopo che in India è una scienza sacra. Naturalmente i due promessi sposi devono avere segni compatibili .

Altre caratteristiche importanti sono per una donna, la carnagione bianca, simbolo di ricchezza e un fisico snello (modello occidentale), ma l’aspetto preponderante e controverso è la dote.

In India ogni anno si contano circa 8000 morti di donne per dote.

La maggior parte degli omicidi sono fatti passare come incidenti domestici anche se spesso la donna viene bruciata viva (“ha preso fuoco mentre cucinava”).

donne con pacchi
donne in strada a Varanasi

La dote è un fardello pesante e oneroso per la famiglia della sposa che può corrispondere soldi e oro oppure oggigiorno anche oggetti per la casa soprattutto tecnologici fino ad arrivare ad automobili.

Il matrimonio è un vero e proprio mercato dove lo sposo che mette l’annuncio, insieme alla caratteristiche fisiche e alla professione, indica la dote richiesta. Ci si sposa un uomo con un prezziario che varia a seconda della casta e della professione.

La legge indiana ha abolito la dote nel 1961 ma, di nuovo, siamo di fronte a un’usanza culturale molto radicata che mette a repentaglio la rispettabilità e l’onore delle famiglie che non assolvono al compito dignitosamente.

Se la dote non è ritenuta appagante la sposa subirà soprusi e vessazioni dalla famiglia del consorte fino ad arrivare, nei casi più gravi, agli omicidi sopra descritti.

Ho letto di una ragazza, Nisha, appartenente a una classe media, che stava per sposarsi con un matrimonio combinato con un ragazzo che tutto sommato le piaceva. Appena la famiglia di lui ha chiesto in dote circa 25.000 dollari, lei li ha denunciati per violazione dell’atto che sanciva l’abolizione della dote (Dowry Prohibition Act).

Un gesto rivoluzionario e coraggioso in un paese dove di dote si muore.

to be continued….ciao Ninu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...